“La guerra dell’Occidente contro il resto del mondo” di Gaetano Riggio

"La guerra dell'Occidente contro il resto del mondo" di Gaetano Riggio

Rubrica di “rilettura” dei giornali mainstream a cura di Gaetano Riggio


“LA GUERRA DELL’OCCIDENTE CONTRO IL RESTO DEL MONDO“

Per guerra dell’Occidente contro il resto del mondo intendo la guerra promossa dall’asse USA – Israele, cominciata ormai diversi decenni fa (già all’avvento dell’era unipolare dopo il crollo dell’Unione Sovietica, 1991), supportata da alleati e vassalli più o meno consenzienti, e più o meno recalcitranti ed esitanti, ormai entrata nella fase che sembra l’ultima e la più decisiva, del massimo pericolo e del massimo azzardo, soprattutto per coloro che nutrono dubbi sulla bontà della causa, o magari stanno avendo un ripensamento, perché temono di essere saliti sul carro non del sicuro vincitore, guidato com’è da un auriga che corre a folle corsa sul margine di un precipizio.

L’UE (dico UE, e non Europa) è l’esempio più pateticamente grottesco di una sicumera non più sicura di farla franca: ora che le cose potrebbero mettersi veramente male, il terrore delle conseguenze di una guerra totale contro l’Iran pare avere la meglio sul pavido servilismo che finora ha indotto i burattini dell’UE a dire sempre sì a Usraele e a Trump.

Finché – ribadisco – pareva non discutibile la speranza – cullandosi sullo strapotere di “Usraele” (Usa più Israele) – di potersi sottrarre a strappi e rotture dolorose, l’UE ha continuato a recitare la farsa della missione umanitaria dell’Occidente di diffondere democrazia e diritti umani in giro per il mondo a giustificazione di un bellicismo occidentale feroce e dispotico, che semina e distruzione e caos, sofferenze e morte tra milioni di persone.
Questa farsa indegna e imbarazzante, l’abbiamo veduta messa in scena più volte in questi ultimi mesi: ad esempio, nella visita diplomatica ufficiale del gennaio 2026 del presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen a Damasco, dove ha incontrato il nuovo leader della Siria, Al – Jolani, eh jihadista e ex – figura di spicco dell’Isis, che con le sue milizie ora governa sulla Siria a coronamento di 15 anni di guerra civile alimentata dagli Stati Uniti con lo scopo di rovesciare il regime di Assad, anche se non si capisce con quale guadagno in termini di democrazia e diritti umani, con un bilancio apocalittico di morti e profughi, con la distruzione di un intero paese!
La verità è un’altra: la Siria non si era piegata all’umiliazione del vassallaggio filo -americano, avendo optato per l’alleanza con l’Iran e con la Russia. Ecco perché Assad andava rovesciato, non importa se il costo sarebbero stati milioni di morti, milioni di sfollati e di profughi, distruzioni di città e infrastrutture economiche e civili, crollo delle strutture statali, anarchia e caos!
Eppure per anni ci hanno venduto la menzogna del sostegno alle forze democratiche siriane, della lotta contro il tiranno per la libertà! Risultato: hanno piazzato un alto esponente di Al -Qaida e dell’Isis al posto di Assad: un integralista (Al Jolani) al posto di un laico (Assad), sotto il quale prosperava il pluralismo religioso e la condizione della donna era assai emancipata.
Eppure l’UE pensa di potere ingannare i cittadini europei: commina sanzioni a destra e a manca, in nome dei valori europei, e poi con perfetto cinismo servile stringe relazioni politiche e diplomatiche con le forze jihadiste che, sia pure con il beneplacito di USA e Turchia, hanno preso il potere a Damasco. Mette sanzioni alla Russia, ma le toglie alla Siria dell’ex tagliagole dell’Isis Al Jolani!
Abbiamo distrutto la Siria sull’altare della democrazia, ma a quanto pare tutto il sangue versato non è stato sufficiente, se ora ci siamo ridotti a tributare onori a un sanguinario leader dell’Isis.

Ma la stessa imbarazzante ipocrisia l’abbiamo riscontrata nella reazione UE (sarebbe meglio dire, non reazione) al banditesco rapimento di Maduro, da parte delle forze speciali statunitensi, all’inizio di questo anno.
La logica è la seguente: se uno Stato non rispetta gli standard istituzionali che noi abbiamo fissato, ci riserviamo il diritto di non riconoscere la sua legittimità! Non valgono più i principi del diritto internazionale di sovranità e non interferenza.
Il diritto di vita o di morte di uno Stato è deciso dagli Stati Uniti, che si riservano il diritto di emettere la sentenza di morte a seconda della loro convenienza, ma a patto che non manchi la copertura ideologica della crociata contro le autocrazie.
Siccome dunque qualcosa non funziona nel sistema politico venezuelano, tanto basta, soprattutto se abbiamo fretta di disfarci dei suoi governanti e di mettere le mani sulle risorse del paese, per bandire una santa crociata e farne fuori l’élite, se non è disposta a cedere.
Sappiamo che la condanna a morte sul Venezuela, pende ormai da più di vent’anni, ed è stata eseguita lentamente per mezzo di sanzioni criminali che hanno strangolato l’economia e ridotto alla miseria milioni di cittadini venezuelani. Ed è culminata nel rapimento di Maduro, che è un atto criminale e illegale vero e proprio, atto arbitrario e dispotico di uno Stato che ritiene di potere fare, a livello internazionale, quello che vuole, e che quello che vuole è “bene”.
Peccato che ormai è un segreto di Pulcinella il movente reale dello strangolamento del Venezuela: un segreto che mette a nudo il fatto che i rapporti economici tra gli Stati non sono decisi dalle forze del libero mercato in un libero commercio, ma in ultima analisi dalla forza militare.
In altri termini, se la competizione economica globale penalizza uno Stato militarmente forte, questo Stato può arbitrariamente decidere di riallocare a suo vantaggio una parte delle risorse globali semplicemente depredandole. Decisione che mette a nudo la rapacità del capitalismo in generale, e americano in particolare: dove non si arriva con il gioco competitivo del mercato, può supplire lo Stato con l’uso della forza bruta.
Dunque, erano le risorse energetiche del Venezuela, con il loro immenso valore economico e strategico, a muovere gli USA contro il Venezuela, per il fatto che gli eredi della Rivoluzione di Chavez non erano disposti a metterle a disposizione delle multinazionali statunitensi e della politica di potenza del loro governo.
La non conformità di uno Stato agli standard della liberaldemocrazia è stabilita unilateralmente dagli Stati Uniti (non da una commissione imparziale delle Nazioni Unite), così come le azioni che possono essere messe in pratica per realizzare quegli standard, comunque complessi da raggiungere, e bisognosi dei tempi lunghi dello sviluppo e della maturazione civile e morale. Ma per gli USa quelli standard si raggiungono attraverso un protocollo univoco e consolidato: strangolamento economico attraverso le sanzioni, destabilizzazione interna, fomentazione di guerre civili, cambio di regime, bombardamenti indiscrimanitarti!
Ma non si sprecano tanti soldi se non vale la pena, se il paese preso di mira non è una pedina chiave nello scacchiere geopolitico, se non è un asset essenziale per il mantenimento dell’egemonia economica, politica e militare degli Stati Uniti.

Ma l’UE plaude, l’UE acconsente al rapimento del presidente democraticamente eletto del Venezuela, Maduro, di cui non si sa praticamente nulla, se non che non riesce nemmeno a predisporre la sua difesa legale, perché l’esecutivo americano ostacola le regolari procedure costituzionali che a un detenuto andrebbero garantite per potersi difendere.
Plaude avendo partecipato al regime delle sanzioni, al disconoscimento della legittimità del governo venezuelano e del successo elettorale di Maduro alle ultime elezioni politiche generali. Plaude alla violazione del diritto internazionale e dei principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, perché tanto Maduro era un poco di buono (a nostro insindacabile giudizio), e quando il bene lotta contro il male i vincoli delle norme e del diritto sono soltanto un ostacolo.
Il mondo insomma va rieducato, e se l’educando recalcitra, allora anche lo sterminio diventa una ratio extrema purificatrice! Il genocidio di Gaza, che si va estendendo alla Cisgiornania e ora all’Iran, lo dimostra.
Agli occhi dell’Occidente l’Islam è inemendabile, e già minaccia le società occidentali con i milioni di emigrati male integrati che vi abitano. Ovviamente, è un’immagine caricaturale, ma funzionale alla difesa ad oltranza di Israele, e della sua politica di pulizia etnica per via di genocidio, e massacri che si sono estesi alla Cisgiordania, al Libano, e ora all’Iran.
L’assunto è il seguente: Israele è Occidente, e presidio dei suoi valori in Medio Oriente. La salvaguardia di questa entità vale bene un genocidio, e vale bene la bancarotta di tutti gli Stati di quella regione che non accettano la servitù: Libia, Iraq, Siria, Libano, e ora Iran. Ovviamente si tace sull’altro fatto che il controllo di questa regione è presidio indispensabile alla preservazione della nostra egemonia economico – militare sul resto del mondo. La sentenza a morte di uno Stato non conforme agli standard occidentali non dipende tanto da questa non conformità ma dalla sua postura nelle relazioni internazionali, se di accondiscendenza e asservimento (vedi Giordania, Arabia Saudita, Qatar, Bahrein, ma in parte anche Egitto, e Turchia) oppure di rivendicazione di sovranità: nel secondo caso, scatta la macchina propagandistica della delegittimazione che demonizza lo Stato recalcitrante fino alla sua distruzione totale!
In questo momento toccherebbe all’Iran, dopo una lunga fase di logoramento attuata con sanzioni economiche durissime, delegittimazione mediatica con i mezzi della propaganda e della disinformazione, sostegno, organizzazione e finanziamento del dissenso operante all’estero, ma soprattutto all’interno, per approfondire le divisioni comunque esistenti nella società iraniana fino ad un eventuale cambio di regime o una guerra civile che faccia crollare il governo e l’unità stessa dello Stato, secondo i desiderata di Tel Aviv e Washington.
Nella ferocia con cui l’asse Washington – Tel Aviv sta eseguendo l’annientamento dei Palestinesi e ora dell’Iran (sono queste le intenzioni) trova sfogo un suprematismo bianco con connotazioni millenaristiche, in cui il sionismo ebraico converge con il sionismo evangelico protestante, così radicato negli Stati Uniti.
Il grande Israele, mentre sarebbe il compimento delle promesse messianiche di Yahvè, con la sottomissione dell’Iran darebbe agli USA il controllo di immense risorse strategiche necessarie alla sua egemonia e alla guerra contro Cina e Russia, e in definitiva al compimento del destino manifesto degli Stati Uniti di dominare il mondo e imporre i suoi valori, perché così vorrebbe Dio: convergenza del messianismo americano con quello israeliano.
Quali sono state le prime reazioni dell’UE all’operazione Epic Fury di USA- Israele contro l’Iran? Di imbarazzata equidistanza, poi di timido dissenso alla luce delle verosimili conseguenze apocalittiche di una guerra totale, in primo luogo per noi europei!
Insomma, un certo smarcamento c’è stato (vedi Crosetto che afferma che questa guerra viola il diritto internazionale!), ma molto esitante, perché i leader europei hanno paura per la loro stessa incolumità personale.
A questo riguardo è stato clamoroso il caso del sionista e neocon Luttwak, che ha non molto velatamente minacciato la Meloni in un post su Tweet del 17 marzo 2026:
“Meloni seguendo il modello Abe Shinzo è stata la prima in Europa a tuffarsi nel Lago Trump sviluppando un rapporto personale che le ha evitato i problemi degli altri. Ma adesso ha rifiutato la richiesta di cacciamine per operazione rischio zero. Trump presenterà il suo conto!”.
Certo, è una presa di distanza tardiva, che non esclude che alla fine l’UE ceda alle pressioni, né esonera dalle gravi responsabilità per essere arrivati sull’orlo dell’abisso.
Ricordo che l’UE, anche molto recentemente, non solo ha ribadito la sua partecipazione allo strangolamento dell’economia iraniana applicando nuove sanzioni, ma ha pure inserito i Pasdaran nell’elenco delle organizzazioni terroristiche!
L’UE recalcitra ora, sia pure molto pavidamente, ma ha fatto poco o nulla per evitare di arrivare a questo punto, in una situazione pericolosissima per il mondo, e devastante per i popoli europei. Quale sarà il giudizio della storia sull’Unione Europea e le sue Istituzioni, se non di fallimento disonorevole e fraudolento per l’inettitudine e la disonestà della classe dirigente che l’ha guidata negli ultimi decenni?

Gaetano Riggio


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Carletto Romeo