Chi tanto e chi… niente!

In Italia due "morti" in circostanze violente ma... anche due coperture mediatiche diametralmente opposte, forse perché... c'è chi ha tanti sponsors e chi nessuno!


In pochi giorni in Italia due “morti” in circostanze violente ma… anche due coperture mediatiche diametralmente opposte, forse perché… c’è chi ha tanti sponsors e chi nessuno!

Dell’omicidio che riempie tutti i giornali e i media dell’ultima settimana non ne parlo…

Voglio invece parlare di un altro, una morte diversa, lontana dai riflettori, morte di serie C, quella degli ultimi, che non fa notizia!

Chi conosce Pinarella di Cervia la descrive come un piccolo paradiso estivo dell’Adriatico. Tre chilometri di pineta affacciati sul mare, alberghi a due stelle a conduzione familiare, i burattini del lunedì sera e la tranquillità tipica della riviera romagnola. Un luogo dove, per antonomasia, non succede mai nulla e dove la noia diventa un lusso da godersi in vacanza. Eppure, in questa oasi di pace apparente, si è consumato un crimine di una violenza inaudita che ha spezzato la vita di Nicola Musiani, 54 anni, lasciando una comunità sotto shock e un profondo vuoto mediatico.

Nicola, originario di Forlì, era il “ragazzo” del paese. Una figura fragile, bizzarra e solare: era impossibile non notarlo mentre girava in bicicletta con una cassa musicale a tutto volume e un pupazzo di peluche di Tom, il gatto legato alla spalla. Viveva in un camper insieme all’anziano padre nel parcheggio di viale Tritone.

La notte tra il 18 e il 19 luglio, quel parcheggio è diventato la scena di un massacro. Un branco composto da almeno cinque persone, presumibilmente giovani, lo ha circondato. Nicola, che già faticava a reggersi in piedi, è stato brutalmente aggredito a calci e pugni. Lo hanno picchiato mentre sorrideva per lo spaesamento, mentre subentrava la paura, mentre piangeva e implorava di smettere. Gli aggressori gli hanno fracassato il torace e spaccato la testa, per poi allontanarsi indisturbati. Nicola è morto dopo quattro giorni di agonia all’ospedale Bufalini di Cesena. I carabinieri, coordinati dalla Procura di Ravenna, stanno indagando per omicidio analizzando i filmati delle telecamere della zona.

La risposta locale è stata immediata: al funerale – pagato interamente dal Comune a causa della grave indigenza del padre della vittima – si sono presentate oltre trecento persone per l’ultimo saluto.

Ma… Oltre i trecenti fedelissimi… ecco il silenzio assordante della macchina mediatica.

Attorno a questa tragedia non si è accesa nemmeno una telecamera dei grandi network nazionali. Non ci sono state prime serate dedicate, nessuna fiaccolata a Roma, nessun ministro si è recato sul posto, nessun corteo ha sfilato e nessun hashtag è entrato in tendenza sui social network. Un uomo è stato letteralmente ammazzato di botte da cinque persone, eppure la macchina dell’indignazione pubblica è rimasta spenta.

Il motivo è drammatico nella sua evidenza: in Italia il lutto pubblico sembra funzionare “a tessera”. Se la vittima appartiene a una determinata categoria socialmente o politicamente riconosciuta, la sua morte si trasforma immediatamente in una causa collettiva, mobilitando piazze, dirette televisive, dichiarazioni ufficiali e minuti di silenzio nelle istituzioni. Se invece non si appartiene a nessuna categoria protetta dall’opinione pubblica, il fatto resta confinato nella cronaca locale e finisce nel dimenticatoio.

Nicola non rappresentava nulla per i grandi flussi d’informazione: era solo un uomo fragile che dormiva in strada. E i fragili, in questo Paese, non hanno una lobby a difenderli, non hanno cortei organizzati e non hanno un colore politico da esibire. Hanno soltanto un numero di registro che quasi nessuno si prende la briga di leggere.

Secondo i dati del monitoraggio nazionale della Fiopsd, l’anno scorso in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Più di una al giorno, per il sesto anno consecutivo, stroncate da malori, malattie mai curate o, come nel caso di Nicola, da brutali pestaggi. Quattrocentocattordici funerali silenziosi di cui l’opinione pubblica non ha mai sentito parlare. Perché chi muore in questo modo non è considerato italiano, non è considerato straniero, non è nessuno: è solo una statistica invisibile, perfettamente nella media e perfettamente in silenzio.

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Carletto Romeo
Presentatore radiofonico e televisivo, attore tv, cinema, teatro. Blogger e webmaster "autodidatta". Scrittore... da sempre! Ma non l'ha mai detto "pubblicamente" a nessuno! E... Mi raccomando! Anche tu che stai leggendo, non lo fare!

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