Ddl Zan e dintorni

Le ultime novità dopo la nascita di un’alleanza europea denominata “Manifesto dei sovranisti europei”

Ddl Zan e dintorni – Le ultime novità


Le ultime novità alle quali mi riferisco, non sono relative al riaccendersi della polemica nell’imminenza della discussione al Senato del ddl Zan, che si aprirà il 13 luglio. Le novità sono avvenute nei dintorni dell’UE, e sono due per la precisione.

L’una, di qualche giorno fa, è la nascita di un’alleanza sovranista europea, sancita da un documento, al quale è stato dato il nome (se pretenzioso o no, si vedrà) di “Manifesto dei sovranisti europei”, sottoscritto dai leader dei principali partiti politici di destra, tra cui Orban, Le Pen, Meloni, Salvini.

L’altra, è l’entrata in vigore di una “legge anti-LGBT” in Ungheria: accusata – è doveroso specificarlo – di essere “anti-LGBT” dalla maggior parte delle fonti d’informazione, e bollata con un epiteto che dovrebbe risuonare infamante, e come una condanna senza appello.

Insomma, da una parte una carta dei valori di una nuova destra riorganizzata ed ideologicamente munita, dall’altra una legge che a quei valori si ispira.

Ma vediamo quali sono i valori di questa ultradestra europea che desta così tanto allarme, alla quale i vertici dell’UE hanno già promesso battaglia con l’uso persuasivo del ricatto economico, e altri strumenti di pressione.

Per quanto attiene all’oggetto della nostra discussione, il Manifesto sovranista rivendica due valori: “il rispetto dell’eredità giudaico – cristiana dell’Europa”, e la “convinzione che la famiglia è l’unità fondamentale delle nostre nazioni”.

Passiamo ora alla legge definita “anti- LGBT”, e rigettata come una vergogna dal presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Innanzitutto la legge reca come titolo “Azioni più dure contro i trasgressori pedofili e modifiche a determinate leggi per proteggere i bambini”, ma è vero che con l’aggiunta di alcuni emendamenti ha assunto una portata più ampia. Ad ogni modo, la stampa ha preferito “semplificare”, parafrasando e perifrasando il titolo con l’espressione “legge anti-LGBT”.

Tra l’altro, vi si afferma che le attività a scuola che riguardano la sfera sessuale “non devono mirare a promuovere la deviazione dall’identità di genere del bambino, intesa come il suo sesso alla nascita, né alla riassegnazione di genere né all’omosessualità”.

Inoltre vi si stabilisce che al di là di insegnanti e di professionisti sanitari, solo le organizzazioni regolarmente riconosciute dallo Stato possono tenere attività per gli studenti sull’orientamento e lo sviluppo sessuale, ma anche sugli effetti dannosi delle droghe, sui pericoli di Internet o su “altre questioni relative allo sviluppo della salute fisica e mentale”.

La legge intende impedire l’attività di sensibilizzazione sulle tematiche sessuali da parte di “organizzazioni con una credibilità professionale dubbia”, dato che “I rappresentanti di alcune organizzazioni in alcune sessioni cercano di influenzare lo sviluppo sessuale dei bambini attraverso attività chiamate ‘programmi di sensibilizzazione’”, ma “che possono causare gravi danni allo sviluppo fisico, intellettuale e morale dei bambini”, sottolinea il testo di legge. “L’obiettivo […] è quello di assicurare che queste sessioni possano essere tenute solo da persone od organizzazioni che sono incluse in un registro ufficiale, costantemente aggiornato”.

Ma ad essere ancora più criminalizzata, dalla stampa e dal fronte politico liberale e progressista, è l’affermazione secondo la quale “lo Stato protegge il diritto dei bambini alla loro identità di genere, intesa come il loro sesso alla nascita”, e proibisce di “mettere a disposizione di chi ha meno di 18 anni qualsiasi contenuto pornografico o contenuto che rappresenta la sessualità fine a se stessa, o promuove o raffigura deviazioni dall’identità di genere, intesa come il sesso alla nascita, la riassegnazione di genere, o l’omosessualità”.

Infine, la legge introduce nuove restrizioni per i media. Per esempio, non possono essere più raccomandati per chi ha meno di 18 anni programmi “capaci di condizionare negativamente lo sviluppo fisico, mentale e morale dei minori”, ossia quelli in cui l’”elemento dominante è la violenza o contenuti che promuovono e ritraggono la deviazione dell’identità di genere, intesa come il sesso alla nascita, la riassegnazione di genere o l’omosessualità”.

Passiamo ora a fare qualche riflessione sulle due novità, brevemente e frammentariamente riportate.

Deve preoccupare l’allarmismo con la quale alcuni giornali hanno dato notizia del Manifesto dei partiti di destra, che provano a immaginare un’Europa diversa e a difendere la tradizione.

Titola Il Manifesto: “L’estrema destra è di turno. E il gruppo sovranista avanza”; La Repubblica: “Sovranisti, ecco il manifesto dell’ultradestra che sfida i valori UE”; e altri ancora.

E’ incredibile come valori tipicamente cristiani vengano fatti passare per “fascismo”! Mi pare più mirato il giudizio di Panorama, che titola “Macché estrema destra. Il manifesto sovranista ricorda Burke e Benedetto XVI”.

Questo è il punto: prevale una spinta a sradicare l’uomo dalle basi più sicure della civiltà, che valuta il presente da un avamposto ideologico posizionato in un futuro già post-umano, per il quale un’ideologia che è sostanzialmente “democristiana” viene fatta passare per estrema destra, o ultradestra (ritengo, in buona fede, il che è ancora più grave).

Ma esaminiamo, per quel poco che abbiamo potuto riportare, la legge ungherese “Azioni più dure contro i trasgressori pedofili e modifiche a determinate leggi per proteggere i bambini”, ribattezzata “eufemisticamente” legge anti – LGBT.

Se ne potrebbe immaginare una versione più morbida, ma si basa – mi pare – su due o tre assunti nella sostanza ragionevoli e condivisibili:

1. fino a prova contraria, il sesso del bambino coincide con la sua identità di genere: giocare con il suo sentimento dell’identità per metterne alla prova le “reali” inclinazioni o immaginare uno stile educativo neutro (né maschile né femminile) sa di cinica ingegneria sociale manipolatoria;

2. l’attività di sensibilizzazione ha fatto già dei danni, ma non è questo il punto: il punto è che assomiglia ai consigli per gli acquisti, con la quale talvolta viene subdolamente chiamata la pubblicità: si dice di volere informare, ma in realtà si fa marketing: si condiziona la gente a volere quello che deve volere, il che fa ritenere più che ragionevole tenere lontano dalle istituzioni educative minoranze di militanti agguerriti, armati di ideologie miranti a sovvertire lo status quo della sessualità umana;

3. a maggior ragione, il ragionamento fatto al punto 2 si applica alla pubblicità televisiva e alla pornografia, che sono diventati i mezzi più formidabili con i quali si sta puntando non a informare o sensibilizzare, ma letteralmente manipolare la sfera sessuale delle giovani generazioni: è dunque ragionevole limitare o proibire l’accesso dei più giovani all’influsso di questo tipo di materiale.

In che senso dunque questa legge discrimina la comunità LGBT? Perché viene impedito ai suoi membri di fare proselitismo? Perché si ribadisce la centralità dell’eterosessualità? Esiste una sproporzione palese tra il contenuto della legge e le reazioni delle istituzioni europee, che minacciano misure punitive serie contro l’Ungheria e per motivi analoghi contro la Polonia.

E’ chiaro che c’è uno scontro serio tra visioni del mondo incompatibili, e una paradossale intolleranza dei tolleranti, un paradossale fanatismo dell’antifanatismo, che richiedono una presa di posizione, perché la posta in gioco è molto alta.


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Carletto Romeo