Il Vangelo secondo Ficarra e Picone

Spunto "natalizio" del prof. Gaetano Riggio sul film dei comici siciliani.

Lo Spunto Letterario
di Gaetano Riggio

Il Vangelo secondo Ficarra e Picone

Mi riferisco al film “Il primo Natale”, diretto e interpretato dai due noti comici italiani, uscito nelle sale cinematografiche nel dicembre 2019, e poi trasmesso in televisione (su Canale 5 Mediaset) nel dicembre 2021 e 2022 (21 dicembre 2022), sempre in confezione natalizia.

Non so perché “primo”, né perché non sia stato chiamato in causa nelle controversie giornalistiche tra gli apologeti del Natale e i “fautori del politicamente corretto”, del cui novero fanno parte anche i detrattori del cristianesimo, che non perdono occasione per denigrarlo o screditarlo.

Come un attacco ai cattolici e alla Natività si può infatti interpretare non solo il film, ma anche l’articolo scritto da Michela Murgia, apparso sulla Stampa il giorno della Vigilia, 24 dicembre, intitolato “La dolce retorica del bambino Gesù”, contro il quale hanno argomentato sia il filosofo Marcello Veneziani che il teologo Vito Mancuso, tra gli altri, per tacere delle altre reazioni, più o meno indignate, apparse su vari giornali, vuoi perché cattolici vuoi perché più genericamente sostenitori delle tradizioni e delle identità culturali e religiose contro la schiera variegata dei postmoderni, che predicano la cancellazione della cultura (cancel culture), e un’etica nuova, emancipata dal retaggio del passato.

Senza entrare nel merito, l’articolo della Murgia banalizza la Natività allo stesso modo del film “natalizio” di Ficarra e Picone, dove il Salvatore non salva nessuno, ma viene per così dire “salvato” dai due viaggiatori nel tempo Valentino e Salvo (interpretati da Ficarra e Picone), che avvertono per tempo la Sacra Famiglia di fuggire in Egitto, e che, in disaccordo con la strage degli innocenti, riscrivono questo tragico episodio del Vangelo così legato alla Natività, ed evitano che sangue innocente sia sparso!

D’altronde, alla stessa madre di Gesù, quando finalmente i due protagonisti la incontrano, viene fatto dire (nel film) che “i veri miracoli li fanno gli uomini”, con un ovvio effetto di disincantamento, che è la cifra di tutta la narrazione cinematografica, che fa ridere sulle cose sacre, il che significa che non sono più considerate serie, dotate di un contenuto di verità da rispettare o tutelare.

Certo, si può aspramente polemizzare contro Michela Murgia, ma non contro Ficarra e Picone, perché la satira, qualunque sia il suo spessore e il suo livello, da noi è sacra, soprattutto se rivolta contro la religione, un po’ meno se contro i gay, gli ebrei, e altre specie protette.

Nessuno si scandalizza più, anche tra la maggioranza dei cristiani e dei cattolici, perché la satira o la parodia della religione, anche le più corrosive, sono state introiettate, diventando senso comune, ovvietà, tanto è vero che i pochi critici del film di Ficarra e Picone sono passati per oltranzisti, qualcosa di analogo ai talebani, o ai fondamentalisti. Così come non meraviglia la proposta di sostituire il “Buon Natale” con “Buone feste”, sintomo di un profondo mutamento della mentalità comune, che senza rendersene veramente e pienamente conto ha forse già elaborato la morte del Natale, nonché colpo di astuzia diabolica delle élite “mondialiste” e dell’UE, che assiduamente lavorano sulle coscienze per influenzarle a loro piacimento.

Basta confrontare “Il primo Natale” di Ficarra e Picone con “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) di Pasolini o il “Gesù di Nazareth”(1977) di Zeffirelli, per misurare il cambiamento avvenuto.

Da una parte, Pasolini, con il suo mito dell’innocenza arcaica di un’umanità non ancora corrotta dalla civiltà dei consumi; dall’altra Zeffirelli, che sia pure con enfasi retorica celebra la bellezza del Vangelo e la verità del suo messaggio, producendo una miniserie che ebbe un successo mondiale.

Sia per l’uno che per l’altro, anche se incommensurabili per diversi aspetti, il cristianesimo è una faccenda seria, che ha lasciato un messaggio all’uomo; per Ficarra e Picone, una storiella da far ridere, da emendare, come nell’episodio della strage degli innocenti, facendo passare il sentimento buono (e politicamente corretto) dell’accoglienza (nel finale del film, dove i profughi, respinti dalla Guardia costiera, vengono accolti nel presepe!)

Allora, pare una battaglia di retroguardia quella di quanti vogliono salvare il cristianesimo, soprattutto se da posizioni deboli.

Mi riferisco ad alcuni articoli, a firma di Diego Fusaro (nel sito RadioRadio.it) e Daniele Capezzone (nel sito Nicolaporro.it), usciti in questi giorni.

Quest’ultimo argomenta sul senso del Natale liberale (“Qual è il senso del Natale liberale”: https://www.nicolaporro.it/qual-e-il-senso-del-natale-liberale/), come se fosse possibile salvare il senso del Natale senza il Natale medesimo, senso che egli riassume ovviamente nell’”affermazione della piena dignità di ogni singolo individuo, di ogni singola persona”. Consiste in questo, secondo lui, “il senso profondo del Natale. Vorrei dire di un Natale insieme laico, religioso e umanistico. E (sia consentito scriverlo alla fine del 2022) anche di un Natale Occidentale.”

Da notare il nesso problematico tra il “Natale” e gli attributi con i quali Capezzone lo qualifica: “laico”, “religioso”, “umanistico”, “occidentale”, un nesso per lui comunque possibile, in quanto da agnostico – quale ammette di essere – coglie, e gli interessa soltanto, il nucleo concettuale del Cristianesimo – l’affermazione della dignità dell’uomo e della sua libertà –, e gli sfugge completamente il suo rapporto consustanziale con il sacro e con la trascendenza e i simboli e i riti con i quali esso si esprime! Volere festeggiare il Natale da liberale, può essere condivisibile, ma sancisce la morte del Natale cristiano e cattolico. Non lo risuscita. Partendo da posizioni agnostiche, laiciste o atee non si può ancorare in Dio la dignità dell’uomo e la sua sacralità.

A sua volta Diego Fusaro interviene diverse volte, su RadioRadio. Egli rileva il fatto (https://www.radioradio.it/2022/12/fusaro-capitalismo-islam-cristianesimo/), già comunque appurato in quanto trend storico ormai secolare, che “Il Cristianesimo sta evaporando”, ma giustamente connette questa evaporazione non alle infiltrazioni dell’Islam in Occidente, ma a dinamiche intrinseche alla sua evoluzione storica: l’avanzata della civiltà della tecnica, che fa dell’uomo il “faber fortunae suae”che può fare a meno di Dio; e in connessione con essa, la mercificazione della società e dei rapporti umani, propria del capitalismo, soprattutto nella sua fase consumista ed edonista attuale, dove il flusso rutilante delle merci, con la seduzione abbagliante che esercita, soppianta il sacro, assumendo i connotati del vitello d’oro, di biblica memoria.

Alla luce di queste considerazioni, l’augurio di Daniele Capezzone per un Natale Occidentale appare superficiale, in quanto ignora, o omette, che l’agonia del Natale è un esito della civiltà occidentale medesima!

Non si può pretendere di risuscitare il Natale a convenienza, per il fatto che in questa fase storica temiamo il confronto con le altre civiltà, che esibiscono un’identità forte: con quella apparentata alla nostra della Russia, con l’Islam, con la Cina!

Rivendicare il presepe o il crocefisso, solo perché qualche musulmano lo mette in discussione, assomiglia all’atteggiamento del marito disamorato, che però s’ingelosisce se qualcuno gli insidia la moglie! Non basta questo atteggiamento reattivo a salvare le nostre radici, né al marito geloso il suo matrimonio.

La crisi del cristianesimo ha radici profonde, dunque, legate all’avanzata della civiltà della tecnica e del capitalismo, e nell’attuale momento storico è accelerata dalle oligarchie soprattutto occidentali, interessate a cancellare le radici identitarie di popoli e civiltà millenarie per fare trionfare la globalizzazione a guida americana, fondata sull’economia capitalistica e la tecnica, e su un’etica planetaria laica e transumana, avulsa dalla storia, creata ex novo!

Non è affatto ozioso allora l’allarme di Fusaro e di tanti come noi ( vedi https://www.radioradio.it/2022/12/liberi-emancipati-natale-cultura-multiculturalismo-fusaro-radioattivita/), sulla manipolazione del linguaggio da parte dei fautori del pensiero unico, che ora hanno preso di mira il “Buon Natale”, da sostituire con “Buone Feste”: si tratta infatti di agire sul pensiero profondo, di cancellare i riferimenti storici e religiosi sedimentati in ciascuno di noi! Effettivamente, “Buone Feste” è quanto di più neutrale si possa immaginare, buono a tutte le latitudini e longitudini, da accompagnare magari con un bel pacco regali comprato da Amazon!

Il multiculturalismo, tanto amato dai progressisti, dai liberal, dai globalisti, “può esistere non certo negando le culture ma solo rispettandole, dacché lo stesso presuppone che si diano culture particolari e plurali a partire dalla propria. Per questo dobbiamo rivendicare la nostra tradizione e storia e non possiamo che celebrare il Natale e ripudiare la forma che vorrebbero imporci di “Buone feste”. No, noi dobbiamo dire “Buon Natale”, difendendo chi siamo o come avrebbe detto il Foscolo dei Sepolcri: “Proteggete i miei padri”.

Bisogna dunque resistere, ed esercitare il dissenso, anche se la cappa si fa sempre più soffocante. Nota infatti Fusaro (vedi https://www.radioradio.it/2022/12/fusaro-natale-vietato-auguri/), che “in Inghilterra già nelle università circolano lettere in cui si chiede ai docenti di evitare accuratamente la formula Buon Natale per non generare fastidio alle identità altrui.”

Neanche il governo Meloni sfugge alla potenza del nuovo conformismo (altro che destra identitaria), se è vero che in una lettera alle scuole del Ministero della Pubblica Istruzione si afferma che “Il Natale ha assunto un valore che trascende la religione cristiana, diventando universalmente per tutti gli esseri umani una data simbolica”. Dice altresì la lettera che, “se apriamo il nostro cuore allo Spirito del Natale, possiamo fare grandi e piccole cose meravigliose”.

Che cosa voglia dire che “trascende”, “diventando per tutti” (se per tutti, anche per gli atei, i talebani, gli shintoisti, deduco), resta comunque difficile da spiegare! Rimane il termine Natale, ma risemantizzato, svuotato del suo significato tradizionale. E’ un modo per smorzare il trauma della transizione: tranquillizzare mantenendo con la continuità lessicale, per veicolare un significato nuovo, di fatto scristianizzato.


Segui gli altri “Spunti Letterari” di Gaetano Riggio qui:

https://www.carlettoromeo.com/category/lo-spunto-letterario/

carlettoromeo.com è un blog multimediale senza alcuna sovvenzione pubblica…
Se ti piace quello che facciamo, condividi i nostri articoli sui social…
Se vuoi sostenere il nostro lavoro, puoi farlo con una libera donazione Paypal
GRAZIE

Lascia una risposta

Carletto Romeo