Un attimo prima di cadere

Recensione del libro "Un attimo prima di cadere - La rivoluzione della psicoterapia" di Giancarlo Dimaggio.

UN ATTIMO PRIMA DI CADERE
“La rivoluzione della psicoterapia”
di Giancarlo Dimaggio


Recensione di Daniela Rullo


Letto, a volte tutto d’un fiato, a volte no, rallentando, fermandomi, prendendo appunti, riflettendo, comprendendo alcune cose di me.

Un saggio? Un romanzo? In parte un’autobiografia?

Non lo saprei catalogare perché non credo che lo si possa classificare facilmente, il nuovo libro che ho tra le mani ed ho appena finito.

Giancarlo Dimaggio, l’autore, psichiatra e psicoterapeuta, che si occupa di clinica e ricerca nel campo dei disturbi di personalità, cofondatore del Centro di Terapia Metacognitiva Interpersonale (Roma), a me, non addetta ai lavori, risultava un nome quasi nuovo ma l’argomento era di mio interesse ed il titolo ha catturato tutta la mia attenzione, scoprendo in un secondo tempo che Giancarlo Dimaggio non è solo bravo a scrivere ma è certamente un professionista molto conosciuto e stimato, soprattutto all’estero.

La sua capacità di fare un viaggio nel mondo della psicoanalisi, mettendoci anche molto humour e rendendo onore al merito all’oscurato Janet (ad opera del ben più famoso Freud, nonché dalla storia) è stato determinante nel prendermi al laccio sin dalle prime pagine, con alcuni finto dialoghi tra fantomatici tifosi dei due personaggi noti che non mi aspettavo di certo in un libro del genere.

Bello poi come l’autore sia sceso dalla cattedra per poi risalirci in maniera informale come in quel film di alcuni anni fa in cui si recitava “‘O Capitano, mio Capitano!”. Ricordo ancora con ardore adolescenziale cosa mi aveva infiammata all’epoca, vedendo strappare pagine polverose da libroni pedanti, carichi di critiche letterarie, lasciando spazio alla pura poesia, o di quando, in una famosa scena, il professore insegna ai suoi studenti a notare come ciascuno di noi abbia un proprio modo di camminare, una certa postura, come si autodetermina nel mondo, attraverso un banale (solo in apparenza) calcio al pallone.

Ecco, ho rivissuto quel medesimo senso di “rivoluzione”, come cita il sottotitolo del testo, pagina dopo pagina. Il ritmo del libro mi ha “ipnotizzata”, come quelle due dita che si muovono da destra a sinistra e aiutano a riattualizzare una scena che ci ha attivato fortemente a livello emotivo, un trauma o un vissuto comunque doloroso, per poi riuscire, con l’abile aiuto dello psicoterapeuta, a riscrivere il copione, cambiare la storia.

Non si pensa mai infatti di poter cancellare il passato, i fallimenti, le cadute dolorose, in quanto non è possibile riscrivere i fatti della realtà oggettiva ma quello che è sul nostro corpo, iscritto in maniera traumatica, quello si può fare, con ovvi benefici per la nostra salute, proprio attraverso la rivoluzione della psicoterapia e le sue diverse “strategie”.

Leggendo i casi clinici riportati, che fanno da esempio e parte del filo narrativo, non ha importanza se si tratti di nomi e storie vere, perché anche se non lo fossero ognuno di noi ci potrà ritrovare (dove più, dove meno) una parte di sé. Soprattutto nelle pagine autobiografiche, che in alcuni passaggi mi hanno davvero commossa, ho sentito lo psicoterapeuta proprio come quel “Capitano” di cui sopra.

Colui che non è solo il Dottor Dimaggio ma ha anche un nome, e che invece di mantenere un distacco terapeutico non ha timore di scendere negli abissi insieme al paziente. Lo psicoterapeuta che ci tiene per mano, non tanto per impedirci di cadere (come un padre troppo premuroso) quanto come una sorta di fratello o compagno di viaggio, in grado di sostenere colui che cade, per aiutarlo a farsi meno male.

Si può lavorare così sulla paura di cadere nuovamente, finché solo la prima di esse farà un “crack” insopportabile e le altre le potremo raccontare via via come esperienze, con sempre maggiore distacco da noi, da tutto il nostro essere, mente e soprattutto corpo, muscoli, viscere.

“Prima di Cadere” è un viaggio che si conclude solo in apparenza. Sembra anzi preannunciare l’inizio di qualcos’altro: quella rivoluzione necessaria a compiere una rinascita dentro di noi, come la primavera; una rifioritura, cui arrivare con volontà ed esercizio, spesso anche con tanta fatica, ma che, soprattutto, senza spaventarci troppo… “Si può fare!”

La conclusione di questa narrazione lascia spazio alla riflessione, all’introspezione (forse anche alla presa di coscienza che porterà all’azione futura, chissà). Ci fa scendere negli abissi dell’animo sofferente (anche quello dell’autore stesso, che si mette a nudo e ci scopre il suo personale dolore affettivo), ci indirizza verso uno spirito ferito, quasi spento, per farci riflettere sulla possibilità che si può anche arrivare agli inferi, con un certo coraggio, e amore (per se stessi soprattutto) ma decidere di prendere le parti “buone” di sé e risalire, uscirne, poiché l’aver intrapreso il viaggio è già un primo passo lungo un cammino, sulle orme di un Orfeo che decide di compiere una “trasformazione” personale.

Un movimento, inesorabile, in avanti, “rivoluzionario”, a volte lento come quello della tartaruga, poi più rapido, addirittura anche con passi indietro, da granchietto, in una danza altalenante che fa parte del gioco (dell’Oca e non solo), fa parte della vita stessa, ossia quel cadere e rialzarsi per poi cadere e rialzarsi di nuovo. Lo sa bene Willy il Coyote, che nonostante i massi che gli arrivano addosso di continuo e lo schiacciano, non si lascia mettere al tappeto e si rialza sempre.

Ed è in quell’”attimo prima di cadere” che risiedono le scene nucleari alla base di tutti i nostri comportamenti futuri. Avere loro accesso e poter modificare come attori protagonisti ogni singola scena che non ci piace, che ci fa stare male, riscriverà la verità soggettiva stampata sul nostro corpo, cambierà le nostre mosse, scardinerà i nostri circoli viziosi e magari riusciremo anche un giorno ad afferrare quel famoso Beep Beep e perché no, godere di “modi più felici di stare al mondo”.


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Daniela Rullo

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Carletto Romeo