Russia e Ucraina, storia e attualità

Le radici storiche della crisi, dalla Rus' di Kiev ai giorni nostri. Parte prima.

Russia e Ucraina, storia e attualità

Le radici storiche della crisi

PARTE PRIMA

  1. L’origine comune

E’ un processo che si ripete: si parte da un’identità originaria, che con il tempo si differenzia al suo interno, fino a sfrangiarsi in una pluralità di elementi che rivendicano le loro particolarità, e confliggono l’uno contro l’altro.

E’ quel che è accaduto anche tra Russia e Ucraina, che insieme all’attuale Bielorussia condividono la comune appartenenza al ceppo degli slavi orientali, stanziatisi già nell’Alto Medioevo nella regione compresa tra i bacini dei fiumi Bug, Dnestr e Dnepr, e nelle foreste a nord-est.

Lo testimonia, a dispetto del lontano passato che sfuma nel mito e nella leggenda, il monumento vivo della lingua comune dell’antico slavo orientale (che a un certo punto si è stilizzato in lingua letteraria ed ecclesiastica), del quale i moderni russo, bielorusso e ucraino sono varianti strettamente apparentate.

  1. La Rus’ di Kiev

Un momento cruciale nella storia degli slavi orientali, è la fondazione della Rus’ di Kiev, per la quale la principale fonte a disposizione degli storici (la Cronaca degli anni passati di Nestor Pecerska, dell’inizio del XII secolo d. C.) stabilisce come data l’862 d.C.

La Rus’ di Kiev è infatti la prima forma di organizzazione statuale a regime monarchico delle popolazioni slave orientali, fondata da vichinghi della Svezia (secondo diverse fonti medievali), che in quei luoghi venivano chiamati Rus’ (una delle ipotesi è che “Rus’” sia una parola di origine norrena significante “gente d’oltre mare” o “navigatori” e simili.)

Essi vi erano giunti migrando dalle loro sedi scandinave, e con il tempo si fusero con le popolazioni autoctone.
Il primo re sarebbe stato il vichingo Rjurik, al quale nell’882 successe come reggente Oleg, che nello stesso anno conquistò la fortezza slava di Kiev, dichiarandola “madre di tutte le città della Rus’”.

Nel corso dei secoli successivi la Rus’ di Kiev si estese a tutte le popolazioni slave orientali, che fecero così parte di un unico Stato, che raggiunse un notevole sviluppo da ogni punto di vista.
Dopo la fondazione, un’altra data importante è la conversione al cristianesimo del principe Vladimiro, divenuto sovrano di Kiev nel 980, battezzato nel 988: “in seguito al suo stesso battesimo, a quello dei suoi sudditi e della terra, avrebbe creato un vincolo sacrale fra i 3 soggetti costituenti lo Stato (autocrazia, popolo, e territorio)”, che poi sarà tipico della Russia degli zar. (https://www.limesonline.com/storia-del-nazionalismo-in-ucraina/56952)

I rapporti con l’Impero romano d’Oriente, e con la Chiesa ortodossa di Bisanzio, erano in realtà ormai di lunga data, e la conversione di Vladimir il Santo non è stata che l’atto conclusivo, con cui ha preso una forma ancora più definita l’identità culturale degli slavi orientali, che graviterà intorno all’impero bizantino.

Kiev è diventata così sede di un nuovo patriarcato – il cui patriarca era nominato da Bisanzio -, cuore non solo politico ma anche spirituale dello Stato della Rus’, e del cristianesimo ortodosso in Europa.
Il culmine dello Sato kievano si ebbe sotto Jaroslav il saggio, che regnò dal 1019 al 1054.
Alla sua morte iniziò il processo di disgregazione, favorito dalle norme consuetudinarie che prevedevano la spartizione del regno tra gli eredi.

  1. Disgregazione della Rus’. Tre etnie distinte: ucraini, russi, bielorussi.

Le forze centrifughe presero il sopravvento, portando alla suddivisione della Rus’ in principati di fatto indipendenti l’uno dall’altro, dai quali hanno avuto origine le regioni storiche dell’attuale Ucraina, della Bielorussia e della Russia.

Per fare qualche esempio, dal principato di Galizia-Volinia (1199-1349) derivano le regioni occidentali omonime dell’attuale Ucraina, dal principato di Cernigov (1097-1401) l’attuale regione ucraina di Cernihiv, situata a nord di Kiev, e così via. Altri territori della Rus’ di Kiev, come il principato di Vladimir-Suzdal’ (1113- 1362) o la Repubblica di Novgorod (1136-1478), entrarono a fare parte successivamente del Principato di Mosca (1283-1547).

Nel 1237 si contavano 15 principati, che nel giro di pochi anni furono travolti dall’invasione mongola, che culminò nel 1240, quando Kiev fu conquistata e distrutta.

  1. Le popolazioni ucraine divise sotto la dominazione di nuovi Stati emergenti.

La disgregazione prima, e poi la distruzione della Rus’ di Kiev, è all’origine delle tre etnie moderne degli ucraini (conosciuti anche come “piccoli russi”), nelle regioni sud –occidentali della Rus’, dei bielorussi (detti anche “russi bianchi”), in quelle nord – occidentali, e dei russi (i “grandi russi”), in quelle nord-orientali.

L’isolamento reciproco dei territori dell’ex Rus’, dovuto alla rottura dell’unità politica, e poi le diverse dominazioni straniere alle quali sono stati sottoposti, hanno eretto barriere, rimarcato e approfondito differenze e distinzioni rispetto all’identità originaria, dando come risultato ultimo la formazione di tre etnie, come abbiamo accennato, e dunque di tre nazioni distinte.

“Rispetto all’origine comune, i primi elementi di discontinuità all’interno della Rus’ sopraggiunsero nel corso del XIII secolo, quando la parte orientale dello Stato (la futura Russia) fu soggiogata dai tataro-mongoli, mentre quella occidentale (in seguito, Ucraina) subì l’invasione polacco-lituana.

È con questo duplice avvenimento che si possono ravvisare le fondamenta di uno dei pregiudizi che, a partire dalla metà dell’Ottocento, avrebbe caratterizzato il sentimento anti-russo dei nazionalisti ucraini, per i quali i moscoviti sarebbero stati corrotti dai costumi “asiatici” dei loro dominatori, assunti per effetto del plurisecolare contatto con i tatari.” (https://www.limesonline.com/storia-del-nazionalismo-in-ucraina/56952)

Il dominio mongolo è stato egemonico fino a tutto il XV secolo. Il suo graduale declino è stato accompagnato dall’affermazione di nuove entità politiche: nel nord-est dell’ex Rus’ si è affermato il Principato di Mosca (1283-1547), mentre sul suo lato occidentale il Regno di Polonia e il Granducato di Lituania.

Il Principato di Mosca ha avuto come sede originaria un territorio collocato ai margini nordorientali dell’ex Rus’, della quale si considererà l’erede, come testimonia la successiva denominazione di Regno russo (1547), e poi di Impero russo (1721), così che Mosca assurgerà a nuova Kiev (nonché a terza Roma, nella prospettiva del nazionalismo russo dell’Ottocento).

Non a caso il primo principe di Mosca, Daniil Aleksandrovic (1277 – 1303) vanta un’ascendenza che risale alla fondazione della Rus’ di Kiev, e dunque a Rjurik, capostipite della dinastia che avrebbe prima regnato a Kiev e poi a Mosca, senza soluzione di continuità.

Il Regno polacco, stato degli slavi occidentali, e il Granducato di Lituania, stato delle popolazioni baltiche – che s’unirono nel 1569 nella Confederazione polacco-lituana, durata fino al 1795 – esercitarono una secolare egemonia nell’Europa centro –orientale e sull’Ucraina occidentale, in competizione con lo Stato russo in ascesa, che infine ebbe il sopravvento.

Quella che è oggi l’Ucraina, si venne così a trovare nel mezzo tra la Russia e la Polonia – Lituania, che ne occuparono in gran parte i territori nel corso del Medioevo e dell’Età moderna, incapace o impossibilitata a intraprendere un percorso statuale autonomo.
Altre porzioni di terra ucraina passarono sotto la sovranità del regno di Ungheria (la Rutenia transcarpatica), e del principato di Moldavia, mentre l’attuale Crimea restò sotto l’omonimo Khan, ultimo residuo del Khanato dell’Orda d’oro degli eredi di Gengis Khan.

Durante i secoli si sedimentarono dunque i tratti tipici che avrebbero differenziato gli ucraini occidentali, influenzati dal dominio polacco –lituano, dagli ucraini orientali, soggetti prima al dominio mongolo, poi inglobati nello Stato russo.
Dal punto di vista religioso l’eredità più importante del periodo polacco – lituano dell’Ucraina, è la diffusione del cattolicesimo, che ha dato luogo all’istituzione della Chiesa uniate in contrapposizione a quella ortodossa, tipicamente slava e russa.

  1. Le popolazioni ucraine ancora divise, sotto la prevalente sovranità della Russia, in parte dell’Impero austriaco.

Una data importante è il 1654, quando con il Trattato di Perejaslav i cosacchi del Dnepr (popolazione nomade di stirpe ucraina) si allearono con lo zar di Russia contro il regno di Polonia. Di fatto, era cominciato il declino del dominio polacco sull’Ucraina occidentale.

Kiev, ad esempio, che dopo la distruzione da parte dei mongoli nel 1240, era passata la dominazione lituana, e poi era divenuta capitale di una provincia del regno di Polonia a partire del 1569 (voivodato di Kiev), con il trattato della pace eterna del 1686 fu ceduta al regno russo da parte della Confederazione polacco – lituana.

La spartizione della Polonia (1795) tra Impero asburgico, Regno di Prussia, e Impero russo nel corso del Settecento, segna la fine del periodo polacco–lituano della dominazione sull’Ucraina, che venne quasi del tutto assorbita dall’impero russo. Stessa sorte toccò alla Lituania e alle altre repubbliche baltiche, nonché alla Finlandia.

Per la precisione, le regioni della Galizia e della Lodomiria con Leopoli passarono sotto il dominio austriaco, Volinia e Podolia sotto quello russo. Qualche anno prima (1764) anche il khanato di Crimea era diventato una provincia dell’Impero degli zar.

CONTINUA…


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