Che paese Siderno

Le avventure di Gion Gembo: un sidernese che fu, in un paese che non riconosce più!

Mi ero stancato di stare su quella nuvoletta che, comoda quanto vuoi, non è come tornare sulla terra.
Avevo un paio di permessi per buona condotta e ho deciso di sfruttarli tutti in blocco per chiedere un pass straordinario per tornare a Siderno anche solo per una passeggiata sul lungomare.
Chi sono?
Non è importante questo…
L’importante è che in realtà io… NON SONO più!

Sono stato un sidernese e ora sono tra-passato a miglior vita già da quasi 30 anni.
In vita ero un agricoltore con la passione per i libri ed i romanzi in particolare.
Tutti quanti mi chiamavano massaro e avevo la fama di aver posseduto i migliori buoi da traino mai visti nel Sud Italia e… altri mi chiamavano solo… Don Giovanni!
Ma non mi far pensare troppo al passato che mi scappa la lacrimuccia.

Col visto firmato addirittura da… LUI… Mi presento davanti a San Pietro che, volente o nolente, deve sbrigare ‘ste pratiche da “corpo di guardia” e, col piglio e il carisma di sempre mi dice:

– O Gion, ma dove devi andare? Non lo sai che a Siderno ora ci sono le restrizioni, i divieti, il virus… Si certo, a te il covid mica ti tocca, però di sicuro rivedere il tuo paese ora… Non sarà un bel vedere!

– SanPié, ormai ho deciso! LUI, tra l’altro, ha firmato subito. Ora parto e ci vediamo fra 2 giorni.

Non posso certo dire che i viaggi di ritorno a casa siano “la stessa cosa” come in vita, ma fattelo dire, l’emozione è sempre forte e in pochi secondi eccomi sul corso della repubblica di Siderno (per contratto non posso rivelare il mezzo di trasporto usato da LASSU’ fino a qui giù, ma sappi che è na “cosa i lussu”).
Siderno mia bella…

Appena arrivato vedo subito i cambiamenti delle case e delle strade e al solito mi incammino godendo dell’arietta frizzante della giornata.
A pochi passi dal monumento dei leoni, provo ad attraversare la strada e… giuro non l’avevo visto né sentito, un ragazzino, a bordo di una specie di trabbiccolo con 2 ruote, mi sorpassa a velocità indiavolata e quasi mi butta a terra.

Premetto, per chi ancora non lo avesse capito, che tale azione sarebbe certamente impossibile, visto il mio status non più materiale ma solo spirituale.
NO! Non sono mica un fantasma, tranquilla!
Sono un’anima in libera uscita, diciamo in villeggiatura, in permesso premio, ecco!

Certamente avevo messo in conto la prospettiva di trovarmi davanti le novità del momento e… passo dopo passo, mi riprendo dallo “schianto” e continuo a camminare per il corso guardandomi intorno.
Col naso all’insù costantemente, i nuovi palazzi e le cose alte da ammirare… ad un certo punto… bum… non mi accorgo di aver scalciato una macchina parcheggiata sul marciapiedi.
Mi guardo intorno e non vedo anima viva (detto da me fa un certo effetto).
Mi preoccupo di verificare se ho procurato danni alla vettura, ma ancora una volta, devo “ritornare” in me, pensando che ciò è impossibile e, un’altra cosa mi sovviene e mi domando:

– Ma le macchine sul marciapiedi ai miei tempi non potevano starci!
C’era il divieto di sosta ai miei tempi, c’era in molti casi anche il passo carrabile da rispettare, quando vedevi il cartello apposito o addirittura anche senza cartello.

– Ma i vigili urbani dove sono? Possibile che siano cambiate proprio le regole?
Proseguo con ancora i miei dubbi in testa e, attraversato il marciapiedi dalla parte opposta, mi colpisce una visione strana…
All’ingresso di un palazzo, sicuramente abitato da tante famiglie, una “piramide” o meglio una montagna irregolare composta da tanti contenitori di plastica dai colori giallo, verde, blu e marrone “cacca” (perdona il termine, ma sinceramente è l’accostamento che mi è subito balenato in testa).

– Eh che roba sarà?
Mi chiedo.

– E perchè l’hanno messa proprio là? A che serve? E che puzza!!!

Proseguo non senza una certa apprensione e… girato l’angolo, un’altra “montagna in bella vista”, tra strada e aiuola: decine di sacchi neri ammassati e stracolmi di… spazzatura, residui di cibo, sterpaglie, un materasso e uno schermo di pc… e la puzza!

– Ma perché non si usano più i cassonetti di una volta?

– Ma perché non si puliscono le strade e i marciapiedi?

– Ma i vigili urbani dove sono? Perché non controllano e non sanzionano?

Resto interdetto e proseguo nella mia “passijata” anche un pò schifato e deluso!
Si deluso! Mi sono giocato il mio pass di 2 giorni per tornare nella mia Siderno e… Ritrovo finora “solo” disordine, degrado e abbandono.
Provo a non pensarci e mi diletto all’idea di arrivare finalmente al mio Lungomare preferito.
Al passaggio al livello, resto in attesa del treno di “passaggio” e mi soffermo sulle nuove sbarre con tanto di cose “‘mpenduluni”.
Certo che ne sono cambiate di cose da 30 anni a sta’ parte!

MARE, il mio MARE… eccolo là davanti a me nella sua immensa e materna grandezza!
Se posso permettermi e se… LUI non se la prende… (“pari mai ssì così”) ma LASSU’ il MARE ci manca… e non poco!

In estasi per la visione e inebriato dall’aria salmastra, arrivo sul marciapiedi e… ploff ploff…
Ringrazio ancora una volta il mio essere spirito (ci sarebbe da discutere sui pro e i contro della cosa, magari un’altra volta) visto che se fossi materia avrei scarpe, calzini e piedi praticamente nella “merda”!
Merda di cane per l’esattezza! Non ci sono dubbi!
Un tratto di mattonelle un tempo color rosa (mattonella appunto!), diventato nero, marrone e colori dalle tonalità cangianti (ai miei tempi si definivano alla “cani chi fujii”), teatro e ricettacolo delle deiezioni del cane di Tizio, Caio e Sempronio.

– Ma come è possibile? Ma perché proprio qui? Ma non ci sono regole anche per questo? E poi proprio sul marciapiedi… che volendo essere precisi ora è divenuto un “marciamerde”

– Ma nessuno dice nulla? Nessuno la calpesta?

– E i vigili urbani dove sono? Perché non controllano e non sanzionano?

Magari qualcuno penserà che me la prendo solo coi vigili e…
Assolutamente non è così! Dico vigili come potrei dire “chiunque” sia preposto al controllo e al rispetto delle regole, al senso civico… vigili o poliziotti o rangers o marines o ghestapo poco importa!
Anche se basterebbe solo un pizzico di educazione del singolo e l’amore e il rispetto della cosa pubblica.

Vabbé, sarà stata la pandemia che ha cambiato le cose, o no?
Proseguo ancora e provo a non pensare al “brutto” visto fin qui, concentrandomi sul bello… Bellissimo MARE… E che dire del meraviglioso orizzonte là in fondo.

Passeggiando beatamente (non far caso al senso lato del termine), vedo in lontananza un’auto parcheggiata in modo frettoloso, bagagliaio aperto e motore acceso. Mi avvicino un pochino e, dalla visuale coperta dal portellone posteriore dell’auto, sbuca un tizio, una occhiata a destra e una a sinistra ed eccolo scattare come una molla verso i cestini del lungomare con entrambe le mani cariche di buste di spazzatura.

Al cospetto del cestino, già carico in abbondanza, il tizio deposita in fretta e furia i suoi rifiuti, non si cura del fatto che una delle sue buste dall’apice del carico del cestino, crolla rovinosamente a terra e, sicuro di non essere stato “visto” da anima viva, “scotola” le proprie manine, risale in macchina e… via con tanto di sgommata liberatoria.

Confesso di aver assistito alla scena come “in un film”. Nonostante la consapevolezza di non esser visibile, ho provato lo stesso un senso di disagio, mi sentivo quasi in colpa ad assistere inerme.
Ho provato a capire quale fosse il motivo per cui un tizio sceglie un cestino del lungomare per gettare la propria spazzatura e non lo storico cassonetto o i moderni e coloratissimi mastelli. Chissà perché?

Arrivo nei pressi di un lido e mi colpisce un cartello “appiccicato” su una barca, posteggiata o “barcheggiata” a pancia in giù, accanto alla ringhiera del lungomare.
Ai miei tempi era solito, nel periodo invernale, “tirarsi à barca o sciuttu”, onde evitare di perderla o danneggiarla con le frequenti mareggiate del periodo.
Immagino sia ancora così!
Siamo alle porte della stagione estiva e “chiusure” permettendo, anche sta povera barchetta, tornerà in acqua o a stazionare sulla spiaggia.
Curioso come sono, voglio proprio vederci chiaro, e mi avvicino a leggere ciò che il cartello dice:

– Ma è possibile?

UN PAESE ALLO SBANDO, SENZA LAVORO, SENZA REGOLE, SENZA SENSO CIVICO E… FORSE SENZA NEMMENO LA SPERANZA DI RISOLLEVARSI…
Chi dovrebbe controllare è… ASSOLUTAMENTE ASSENTE su viabilità, servizi, spazzatura, utenze selvagge, sprechi e chissà cosa altro e…
Tu…

Ti preoccupi di una barchetta?
La tua priorità è di tassare una barchetta innocua sul lungomare?
E anche se la regola fosse giusta e nessuno obiettasse nulla…
MA ORA… SUI POSTUMI DI UNA PANDEMIA… ORA…
TI SEMBRA IL MOMENTO?

Basta così…
Me ne torno LASSU’ prima del tempo e…
Cara mia Siderno, ti lascio col cuore a pezzi: tante, troppe cose sono cambiate in questi 30 anni…
Una sola è rimasta intatta e la voglio riassumere col vecchio detto:
– AVUNDI VIDI MOLLU… ZAPPA FUNDU!


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Carletto Romeo
Presentatore radiofonico e televisivo, attore tv, cinema, teatro. Blogger e webmaster "autodidatta". Scrittore... da sempre! Ma non l'ha mai detto "pubblicamente" a nessuno! E... Mi raccomando! Anche tu che stai leggendo, non lo fare!

2 commenti

  1. Bravo Carletto e grazie per averci regalato qualche minuto d’ilarita’.

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Carletto Romeo