A.A.A. Cercasi Principe Azzurro, No perditempo!

Ciao, mi chiamo PiccolaFlò, e vivo lungo la costa jonica. Anni, XX. Nubile. Nome all’anagrafe: Rosa Maria, detta Rosetta (da cui “piccolofiore”). Attualmente single. Vivo con tre gatti maschi (di cui dicevamo altrove) e un cane (anche lui, appunto, come i gatti). Mi piace scrivere. Non so cucinare, o meglio, non è la cosa che preferisco fare. Vivo in una casa indipendente, ho un lavoro, ho delle amiche e come hobby colleziono sassolini, legnetti e oggetti vari che trovo sulla spiaggia, soprattutto quando sono in compagnia di Arnold, il mio fedele amico peloso. Amo l’estate, odio l’inverno, adoro il mare, detesto la montagna. Colori preferiti: il bianco, il nero e il rosso.


A.A.A. Cercasi Principe Azzurro, No perditempo!

Quando proprio non so cosa fare esco a fare due passi e vado nel mio localino preferito, per fare un po’ di conversazione e trovare l’ispirazione giusta per le mie rubriche. Mi siedo spesso da sola, al bancone, a conversare con il mio barman di fiducia e dopo averlo riempito di domande su tutti i tipi di alcolici che serve e su quello che potrei bere quella sera, finisce che prendo sempre il solito, ossia, un semplicissimo… succo d’ananas (che, dicono, faccia dimagrire ma a me, questa storia, a dire il vero non è che mi abbia mai convinta!). Sono una tipa curiosa, molto, ma sono anche abbastanza abitudinaria e se c’è qualcosa che mi piace finisco col prendere sempre quello. Quindi, è facile ricordarsi la mia ordinazione, posso anche non cambiare per… anche per anni (quando dimagrirò di quei 4-5 kg in più allora… addio ananas e i suoi derivati!). Identico locale, sempre lo stesso profumo da un po’, quelle poche certezze nella vita (i miei punti fermi), come le stelle fisse nel cielo, e via… Alla scoperta di nuovi mondi! Sì, fantasticando, vorrei andare in mille luoghi del pianeta ma alla fine, realisticamente, con pochi euro da spendere, sono seduta al bancone del bar e intavolo conversazioni varie con il mio “Boh!” preferito (avete presente Boe dei “Simpsons”? Bene, il mio barista è meno scorbutico ma se gli chiedo cose diverse, che non riguardino bevande e vivande, lui mi risponde sempre con un significativo “Boh!”, che può voler dire mille cose diverse ma che io non riesco ad interpretare). Boh è assolutamente riservato e dei mille segreti della gente non ne rivela neppure uno.

Si tratta di un “atteggiamento maschile”, il mio, e da queste parti non passa affatto inosservato: una donna seduta, da sola, al bancone del bar che beve un (banalissimo) analcolico non ha neppure la scusante di essere un’alcolizzata. Ma, per fortuna, il barista non ha pregiudizi, serve da bere e basta, senza distinzioni. Sta lì, come uno psicologo, come uno specchio, rimandando gioia o tristezza, dipende dallo stato d’animo con cui si arriva al locale. Se fuori fa freddo dentro è accogliente, è come entrare a casa di amici. Il pub è un luogo-coperta, ti scalda. Il pub è un posto da “autunno-inverno”. Insomma, è un luogo rassicurante (e non è freddo come un ristorante), fa “famiglia”, ti accoglie e raccoglie. La clientela è più o meno fissa, anche se c’è sempre il “forestiero” di turno e la gente di passaggio.

Il primo consiglio di PiccolaFlò è: NON pensate, nemmeno per un istante, di poter incontrare il principe Azzurro al pub, non se siete sedute da sole al bancone; arriverà di sicuro senza cavallo e sarà un “bluff”!

Essendo l’avventore medio del pub un uomo, da solo o in gruppo, la presenza femminile, di donna single, al bancone, sarà alquanto spiazzante. Accertato che col vostro succo d’ananas non potete sicuramente essere un’alcolista da ultima spiaggia, vi si guarderà con circospezione, sospettando che il vostro “accompagnatore” si trovi attualmente in bagno, oppure che, per qualche imprevisto, si sia fatto attendere. Per cui, perlomeno inizialmente, non verrete affatto importunate. Avrete come una sorta di “immunità parlamentare”! Ma dopo un po’ eccolo, arriva l’intraprendente di turno.

Descriviamo la scena: l’uomo del tipo “calabro medio (ovviamente etero)” passa all’attacco e va a caccia; la preda è seduta, in maniera apparentemente indifesa, da sola (forse aspetta un avventore “X”, forse nessuno, ma nel dubbio, “prima che qualcun altro si avvicini, lo farò io!”, pensa lui). Il barista, che conosce bene la signorina in questione, si gusta la scena, e la vive come una sorta di arbitro (se ci sarà da intervenire, nonostante l’aplomb dei suoi “Boh!, lo farà senz’altro, ne va dell’integrità dei bicchieri, se non altro).

Gli altri soggetti di sesso maschile lasciano andare in avanscoperta il più coraggioso (o il più avventato, o quello più presuntuoso). Non si fidano affatto di una preda che sta in un posto poco abituale, fuori contesto, non sono proprio così tanto convinti che sia una cosa “semplice”, potrebbe palesarsi l’inghippo, “c’è sicuramente qualche fregatura dietro”, pensano, “sarà una trappola”!

Il secondo consiglio di PiccolaFlò (stavolta per gli uomini): se vi lasciano andare così, allo sbaraglio, a rimorchiare una donna, i vostri amici NON sono dei veri amici! Stanno forse tramando alle vostre spalle e si stanno per godere la scena che segue… State attenti! Sono delle “simpatiche canaglie”!

Dicevamo: lei beve il suo succo d’ananas, sorseggiandolo lentamente (se lo finisce in fretta ne dovrà prendere un altro e due succhi d’ananas, analcolici, in un pub, rischiano di offendere seriamente quell’esercente che ci mette tanta passione nel proprio lavoro e che una o due sere a settimana si prende la briga d’istruirla sugli alcolici, nonostante sappia di avere a che fare fondamentalmente con un’astemia). Mentre lei beve, lui arriva: alto, finto belloccio (in realtà gli anni ci sono ma cerca di nasconderli facendo l’eterno dandy, col ciuffo sull’occhio chiaro che, lui ne è certo, è sempre garanzia di conquista).

Le chiede: “Dall’accento, si direbbe, non sei del posto? Forse… Roma?”; “No, non sono di Roma, sono di qua.”; “Sei di qua… ma non ti ho mai vista allora?”; “Io, invece, mi ricordo di te, avevi un negozio di abbigliamento sul Corso, prima di andartene. Ora sei tornato?”; “Ma che memoria (dirà lui lusingato, non capendo l’avvertimento di lei, tra le righe, che significa “Tu non sai chi sono io ma io so già chi sei tu e quindi non mi freghi!”).

In soccorso di lei arriva “l’aiuto da casa”, se mai ce ne fosse stato bisogno: la telefonata dell’”amico gay”. Gli dirà: “Ma sì, ti sto aspettando, sbrigati, sono qui al pub”. Al che, il nostro moderno Valentino, arretrando di poco dalla sua posizione, indagherà: “Lo hai rimproverato, eh?!” (si vuole accertare di avere o meno campo libero). La risposta di lei, secca, anche un po’ criptica, per metterlo alla prova: “Gli amici si possono anche rimproverare mentre col fidanzato meglio di no, per non guastarsi la serata”. A quel punto, lui, che è un belloccio ma non brilla certo di intelligenza, prende alla lettera la parola “fidanzato”, gli si illumina una lampadina rossa del tipo “Allarme” e nel giro di un minuto, con una scusa qualsiasi, abbandona il campo e ritorna in panchina, dove i suoi amici sghignazzano alla grande.

Vi ricordate, ve lo dicevo: i vostri “compagni di merende” stanno ridendo della vostra figuraccia. Ci godono, quei disgraziati, nel vedere come la “femmina” in questione vi abbia liquidato con poche battute.

Ma… quando si dice, coincidenza: dopo due giorni, lei è nuovamente al pub, in compagnia dell’amico gay (che non è gay ma è così amico che ormai è come se lo fosse). Stanno prendendo da bere (stavolta, spina piccola), quando arriva, guarda un po’, il belloccio poco intelligente, ma stavolta, (che sorpresa!), con moglie e bimbo al seguito. Lui l’ha riconosciuta, sicuramente, ma farà in modo di mettersi di spalle, per evitare che lei lo possa salutare. Gli amici di lui, ricordandosi della strana tipa solitaria dell’altra sera, non riescono a smettere di ridere sotto i baffi. Il nostro “Valentino”, rosso, imbarazzato e la compagna di lui che non capisce cos’abbiano da ridere quei burloni dei suoi amici. La “preda” dell’altro giorno, nel frattempo, registra la scena e le reazioni dei diversi soggetti (le potrebbe tornare utile in un secondo momento).

Dopo una settimana circa, si ripresenta la scena iniziale, ma stavolta con qualche sostanziale differenza: non ci sono gli amici burloni; non c’è quindi motivo di dare “spettacolo” e di mettersi in mostra. Lui saluta, senza troppa convinzione. Lei risponde, per educazione. Lui si guarderà bene dall’attaccare bottone e lei se lo “spizzerà” per tutto il tempo, da pari a pari, senza temere di essere oggetto di conquista. Continuando a conversare col barman, lei stavolta chiede un po’ di genziana (oggi siamo al capitolo “amari”), mentre lui, “scornato”, non sferrerà un altro attacco, ha deciso che la preda non lo incuriosisce più, non è di suo gradimento. Lei penserà che lui volesse solo fare lo “splendido” con gli amici, quello che arrivato sulla cinquantina è ancora in grado di piacere alle femmine, come da ragazzo, e magari non voleva fare nulla di che (vero “Valentino”?), solo un gioco innocente, un flirt per colmare le proprie insicurezze. E al termine della serata arriva a tale conclusione: care tante “PiccolaFlò”, occhio a questi cavalieri senza cavallo che hanno solo velleità di mezza età! Qualcuna ci potrebbe cascare, pensando di essersi imbattuta nel condottiero senza macchia e senza paura, ritrovandosi invece davanti un attempato latin lover.

Per quanto riguarda il Principe Azzurro, ne riparleremo nelle prossime cinque o sei puntate. Nel frattempo, per digerire meglio, caro il mio belloccio, bevici su… Una bella genziana ti farà bene!

Parola di PiccolaFlò!


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Daniela Rullo

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